Perché Teresa Bellanova sbaglia

 

 

Bellanova sbaglia quando afferma che “Votare una donna non è la via di fuga da una situazione complicata.” Perché proprio votare ed eleggere una donna Presidente della Repubblica sarebbe “la via di fuga” cioè la giusta soluzione, sia alla questione della “rappresentanza”, perché essere rappresentate sempre e solo da uomini non fa bene alla democrazia, sia alla questione della assoluta necessità di imprimere l’impronta di genere alla più alta carica dello Stato

 

Nell’intervista, pubblicata su Il Riformista il 6 gennaio scorso, Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e Mobilità sostenibile, alla domanda “Bellanova, è l’ora di una donna al Quirinale dicono in molti. Poi dietro le quinte fanno solo nomi di uomini. È diventato di moda fingere di tifare per le donne?”, cade nella trappola dell’intervistatore e risponde seguendo perfettamente l’imbeccata:

“Le sembrerà forse paradossale ma condivido, e mi sono divertita molto nel leggerla, la riflessione di Natalia Aspesi. Non ho mai visto così tanti uomini sbracarsi per una donna al Colle, visto che gli stessi non mi sono sembrati così ben disposti quando si è trattato di formare governi o assegnare responsabilità istituzionali di peso.”

Il giornalista prosegue per la sua via:

“Sospetta sia il solito diversivo?”

E Bellanova di rimando:

“Mi viene da pensare che veramente per questi signori, alcuni ben radicati nella cultura dell’uno vale uno, è un modo per confondere le acque e prendere tempo. Votare una donna non è la via di fuga da una situazione complicata. Dovrebbe essere una scelta politica consapevole.”

L’intervistatore incalza:

“E lei il nome di una donna come Presidente della Repubblica lo avrebbe?”

E Bellanova conclude il giro di valzer affermando, ovviamente, che di nomi ne avrebbe parecchi e che:

“… mi auguro che anche a partire da quelle sigle che firmano l’appello, si apra una riflessione necessaria su come il riconoscimento reciproco debba essere parte essenziale della nostra presenza nello spazio della politica e nei luoghi di governo. La scelta di una donna non può essere un éscamotage.”

Ciliegina sulla torta il giornalista insiste:

“E un éscamotage alla fine perfino offensivo, sminuente…”

E Bellanova candidamente:

“Appunto. Noi per prime non dovremmo prestarci a questo o avallare questo modo tutto maschile, e ancillare, di guardare alla presenza femminile.”

 

L’intervista continua ma non la trovo particolarmente interessante.

Quello che invece mi interessa è che Teresa Bellanova svela il vero obiettivo dei suoi strali quando fa riferimento a “quelle sigle che firmano l’appello” e in modo addirittura “ancillare”, cioè alla fine dice che le vere “colpevoli” di quest’onda di richiesta che vuole una donna al Quirinale, una donna con caratteristiche politiche e di rappresentanza ben individuate e descritte, sono le donne stesse e per di più banalizza in quel generico “sigle”, tutto il complesso e molteplice spettro politico femminista e femminile che in Italia è tornato a fare sentire con forza e prestigio la sua voce.

Bellanova sbaglia quando afferma che “Votare una donna non è la via di fuga da una situazione complicata.” Perché proprio votare ed eleggere una donna Presidente della Repubblica sarebbe “la via di fuga” cioè la giusta soluzione, sia alla questione della “rappresentanza”, perché essere rappresentate sempre e solo da uomini non fa bene alla democrazia, sia alla questione della assoluta necessità di imprimere l’impronta di genere alla più alta carica dello Stato.

Non so se è stata più l’ingenuità o la piaggeria a spingere Bellanova giù per questa china, in entrambi i casi mi addolora che una donna delle istituzioni attacchi altre donne per di più “fingendo” di essere dalla parte delle donne.

08 gennaio 2022.

 

 

 

Link dell’intervista a Teresa Bellanova su Il Riformista

 

https://www.ilriformista.it/quirinale-parla-teresa-bellanova-mai-visto-tanti-uomini-sbracciarsi-per-una-donna-presidente-271293/

 

 

Autore

  • È stata dirigente provinciale e funzionaria del PCI di Caltanissetta; componente della segreteria regionale e della direzione nazionale del Movimento federativo democratico – Tribunale per i diritti del malato. Ha svolto attività di volontariato con le detenute e con i Club degli alcolisti in trattamento. Ormai in pensione ha lavorato presso la Biblioteca comunale di Caltanissetta. Ha fondato con altre donne siciliane Il femminile è politico