Garantire l’autodeterminazione, applicare la Legge 194

I livelli di assistenza essenziali parlano di interruzione volontaria di gravidanza (ivg), aborto, senza differenziare tra quello chirurgico e quello farmacologico. Crediamo vadano differenziati infatti l’IVG chirurgica ha un costo quasi doppio.
Ma attualmente la modalità di rimborso alle regioni attraverso i LEA è unica ,come se le IVG fossero tutte chirurgiche, non consente cioè di distinguere quanta parte delle prestazioni IVG è effettuata in modo farmacologico e chirurgico, con una spesa quindi inappropriata

Sarebbe importante distinguere IVG in modalità chirurgica e farmacologica per 2 motivi. Dal punto di vista economico il ministro della salute riuscirebbe a ricavare un risparmio di spesa e quindi avrebbe un forte argomento finanziario per fare pressioni sulle regioni affinché venga maggiormente adottato il metodo farmacologico, meno costoso Inoltre questo argomento può essere impiegato per favorire il passaggio della somministrazione dell’IVG farmacologica ai consultori

Conoscere questo risparmio non significherebbe effettuare un taglio alle risorse destinate alle IVG All’opposto, tale somma potrebbe essere assegnata ai consultori per l’effettuazione dell’IVG medica senza ulteriori spese per il bilancio pubblico. L’IVG FARMACOLOGICA si pone come alternativa all’IVG chirurgica e deve esserci possibilità di scelta in ogni struttura ospedaliera e possibilità di erogazione nei consultori, che devono essere dotati di personale formato e attrezzature adeguate. Per la donna viene eliminato il rischio connesso all’atto chirurgico e, per quanto riguarda l’organizzazione sanitaria, consente più facilmente di superare il tema dell’obiezione di coscienza (non servono infatti anestesisti e tutto il personale della sala operatoria) e può ovviare a problemi di saturazione degli ospedali come è successo in questo periodo di pandemia. Il servizio può essere erogato nei consultori o negli ambulatori così come succede in Francia e in altri Paesi, e in alcune regioni italiane, Le linee guida emanate dal Ministero della Salute ad agosto 2020 sono disattese in molte Regioni ed anche in quelle non apertamente ostili, questa metodica, a volte non conosciuta dalle donne, stenta a decollare. Servono interventi più mirati e più cogenti.

  • OBIEZIONE DI COSCIENZA Servono bandi dedicati all’applicazione della legge, quindi rivolti a non obiettori, che vanno sostenuti anche nell’organizzazione del lavoro e nella carriera. Spesso l’obiezione è infatti legata al disagio di essere tra i pochi medici non obiettori ed essere relegati ad eseguire IVG con danno per la carriera e la soddisfazione sul lavoro.
  • ABORTO IN TELEMEDICINA Esistono numerose esperienze sulla gestione sicura dell’IVG farmacologica in telemedicina. La telemedicina consente agli operatori sanitari di supervisionare l’uso dei farmaci per l’aborto tramite consultazioni telefoniche. E’ un aborto che si pratica già in diversi Paesi (molti Stati USA, Germania, Gran Bretagna e in Francia utilizzato durante la pandemia) con ottimi livelli di sicurezza per le pazienti.
  • CERTIFICATO IVG ON LINE. Il documento che attesta lo stato di gravidanza, la sua richiesta di abortire e l’avvenuto colloquio con il personale medico è possibile ottenerlo on-line come previsto dall’accordo Conferenza Stato regioni “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina” Molti medici però non lo ritengono valido e per la donna ottenerlo spesso diventa faticosissimo. Il Ministero della salute e soprattutto le Regioni devono dare indicazioni alle agenzie socio-sanitarie territoriali di adottare la telemedicina anche per questo tipo di servizio, come già avviene per altre prestazioni. I consultori, gli ambulatori pubblici e privati e tutti i liberi professionisti devono attrezzarsi per farlo
  • DONNE MIGRANTI Particolare attenzione va prestata ai diritti delle donne con background migratorio per le quali l’accesso all’IVG è reso più difficile dagli ostacoli che incontrano nella ricerca della sede per l’intervento e che, insieme ad altri fattori, influiscono sul fenomeno dell’aborto clandestino. Per donne con background migratorio e rifugiate, l’accesso all’aborto farmacologico è molto limitato perché difficilmente si rivolgono al Consultorio in tempo, a causa di barriere linguistiche e della difficoltà di accedere più volte alla struttura per effettuare i controlli (dati SIMM). Infine, le normative e le condizioni
  • INFORMAZIONE Sono necessari un sito ministeriale e un numero verde che diano informazioni corrette ed aggiornate sulla salute riproduttiva (anche in diverse lingue). Si segnala inoltre che l’emergenza Covid-19 ha reso in alcune regioni ancora più difficoltoso l’accesso all’IVG e il reperimento dei contraccettivi, compresi quelli di emergenza (EPF 2020).Per quel che riguarda i dati pensiamo che attraverso il sito del Ministero della Salute dovrebbero essere fornite informazioni complete sull’aborto, includendo una mappa delle strutture ospedaliere dove poter ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza e un vademecum esplicativo che riporti con chiarezza i diritti delle donne che vogliono accedere al servizio, i potenziali pericoli e ostacoli e come affrontarli.
    La relazione sull’andamento della legge 194/78, che il ministro della salute presenta ogni anno al parlamento, è creata studiando le schede che il ginecologo compila a fine intervento. Cioè si basa sugli interventi fatti. Ogni ospedale mette a disposizione un numero limitato di posti per IVG, e non fornisce dati sulla domanda di IVG. Quindi, nella relazione, nulla si sa della domanda di IVG e se l’offerta dei posti ospedalieri soddisfa tale domanda, che al momento è totalmente sconosciuta.
    Di conseguenza sarebbe importante rilevare nei consultori la domanda effettiva e raffrontare i numeri della domanda di aborto con i numeri delle IVG poi realmente eseguite.

Quale problema vuole affrontare questa proposta?

Salute riproduttiva e sessuale delle donne, consapevolezza del proprio corpo

Quali sono le persone, le realtà, le Associazioni, le istituzioni da coinvolgere?

Parlamento, Governo, Ministero della Salute, Regioni


fonte: https://decidim.agorademocratiche.it/processes/italia-che-vogliamo/f/78/proposals/2012

Autore

  • Nadia Boaretto, residente fra Milano e Nizza (Francia). Laureata in lingue e letterature straniere all’Università Bocconi. Ex insegnante di inglese, traduttrice, attiva partecipante a testi del teatro di figura, nella fattispecie di una importante compagnia marionettistica. Femminista, socia fondatrice della Casa delle Donne di Milano. E’ attualmente attiva nel movimento a tutela dell’acqua pubblica, contro la privatizzazione