L’antifemminismo di Giorgia Meloni

Nei giorni precedenti abbiamo seguito un intenso dibattito sul femminismo o non femminismo di Giorgia Meloni. Non siamo intervenute perché la questione si può risolvere prendendo in considerazione il partito di cui Meloni è leader e l’incompatibilità, con una visione femminista del mondo, di posizioni caratteristiche del suo fiammante partito, che sono xenofobe, discriminatorie verso le diversità, legate a rigidi separazioni di ruoli tra uomo e donna in una società eteronormata a impronta fortemente androcentrica.

Basti pensare alla recente proposta di “combattere le devianze” prevedendo intense attività sportive, con chiari riferimenti alle imprese ginniche della sana gioventù patriottica del ventennio che, per strana coincidenza temporale, iniziava proprio un secolo fa.

A togliere ogni dubbio, qualora qualcuna ne avesse, è bastata l’ultima grave vicenda che l’ha vista protagonista: la strumentalizzazione a fini propagandistici del video di uno stupro.

Cosa avrebbe a che fare questo comportamento con il femminismo?

A nostro parere nulla!

Per tale ragione, oltre a sostenere la richiesta lanciata dal gruppo Noi Rete Donne di rimozione del video dalla testata giornalistica del Messaggero online, riteniamo che non ci sia alcuna possibilità per noi di essere rappresentate da Giorgia Meloni.

Non è sufficiente essere donna per garantire politiche a favore delle donne, a favore di una società più equa, in cui le diversità sono risorse e ricchezza per la società, in cui le donne hanno garanzia di diritti come gli uomini, tutela dalla violenza che viene esercitata dagli uomini contro le donne, libertà di scelta sul proprio corpo e in cui non sono identificate con le sole funzioni di cura e di riproduzione. Una società che accoglie e che non discrimina, che investe in servizi e beni comuni e non taglia risorse per aumentare le spese militari e sostenere conflitti ormai non accettabili.

Non basta essere donna per rappresentarci, ma è necessario che si inverta la rotta. Assistiamo a una campagna elettorale brutta, caratterizzata, forse determinata, da una legge elettorale antidemocratica, che costringe a costruire accrocchi trascurando la condivisione di progetti di società e di programmi politici. Una campagna a protagonismo unicamente maschile, con la sola eccezione della presenza, addirittura come possibile futura presidente del Consiglio, proprio di Giorgia Meloni.

Che una donna ricopra finalmente il ruolo di capo di governo è sicuramente giusto, utile anche per costruire una coscienza nei nostri bambini e nelle nostre bambine più libera da stereotipi di genere, ma che a farlo sia la leader di Fratelli d’Italia, il partito più a destra che ci sia, contaminato da elementi di Casa Pound e Forza Nuova, la cui matrice neofascista è ben nota, non è accettabile.

Abbiamo il dovere di costruire un’alternativa politica femminile e femminista, che contrasti decisamente l’approccio alla politica attuale, che si basi su reti di donne accomunate da una stessa visione della società e che porti le donne ad assumere posizione di potere per gestirlo, senza alcun timore, nella direzione ostinatamente contraria rispetto a ciò che accade oggi, con il mondo governato da uomini che si trova sull’orlo di un baratro.

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