Amministrazioni, amministratorƐ e amministratƐ
Per parlare di amministrazione locale oggi è necessario partire da lontano e più precisamente dal 1993 e dall’elezione diretta del Sindaco.
Decretata la crisi della “prima” Repubblica, per edificare la “seconda” si scelse la via più facile, invece di esaminare e risolvere i problemi che avevano compromesso il governo del Paese si scelse la governabilità identificata con la stabilità.
L’elezione diretta del sindaco ha dato la risposta sbagliata ad un problema reale, per curare la democrazia malata ha somministrato un rimedio che ha aggravato la malattia giunta ormai allo stadio più avanzato di cui è sintomo la proposta di elezione diretta del “pemier” che tradisce il dettato della Costituzione che vuole il Presidente del Consiglio primus inter pares.
Il frutto più tossico di questa scelta è il leaderismo, negazione del collettivo come sistema di scelte politiche condivise sia nel processo di costruzione sia nella loro attuazione
Per parlare di amministrazione locale oggi è necessario partire da lontano e più precisamente dal 1993 e dall’elezione diretta del Sindaco.
Persino io che li ho vissuti, rileggendo quei primi anni ’90, mi sono sentita sopraffatta dagli errori commessi da coloro che avrebbero dovuto proteggere il Paese dai disastri che lo stavano travolgendo. La classe dirigente, irretita dalla paura, dall’incapacità e dall’avidità non ha saputo fare di meglio che aggrapparsi all’unico potere che sembrava solidamente stabile e indistruttibile: il capitalismo. Decretata la crisi della “prima” Repubblica, per edificare la “seconda” si scelse la via più facile, invece di esaminare e risolvere i problemi che avevano compromesso il governo del Paese si scelse la governabilità identificata con la stabilità.
Non disturbare i manovratori era già una tentazione ricorrente, i corpi intermedi che erano e sono essenziali alla democrazia, anziché una risorsa sono stati visti e trattati come una fastidiosa perdita di tempo e un pericolo per la “governabilità”, ancora una volta si scelse la via più facile, anziché “ripensare” la democrazia moltiplicando i soggetti e i poteri che concorrono ad essa si è pensato di ridurli e svuotarli riducendo anche i “manovratori” e il potere della stessa democrazia rappresentativa.
Ho ascoltato sindaci e assessori lamentarsi della complessità, della solitudine, dell’indifferenza e della diffidenza delle persone, della mancanza di interlocuzione con le istituzioni regionali e nazionali, quasi nessuno ha pensato al conforto della “partecipazione”, alla necessità che le persone siano agenti partecipi e concorrano alle scelte di governo, insieme per il bene comune.
L’elezione diretta del sindaco ha dato la risposta sbagliata ad un problema reale, per curare la democrazia malata ha somministrato un rimedio che ha aggravato la malattia giunta ormai allo stadio più avanzato di cui è sintomo la proposta di elezione diretta del “pemier” che tradisce il dettato della Costituzione che vuole il Presidente del Consiglio primus inter pares. Le farneticazioni renziane sul “Sindaco d’Italia” tornano rinvigorite da e in Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, alla presentazione del 12 giugno scorso c’erano tutti i sei vertici del campo largo ad applaudire, cosa? Il nuovo frammento di centro sinistra per di più costituito da “amministratori locali” che vuole presentarsi alle elezioni con lo slogan: “Per troppo tempo la politica italiana ha selezionato fedeltà: noi vogliamo selezionare competenze”. Chiedere chi seleziona chi, come e perché? Non importa, sono i portatori dell’orgoglio civico, qualunque cosa significhi.
La timidezza della risposta delle opposizioni alla deriva antidemocratica degli edificatori della seconda Repubblica, le sirene ammaliatrici del liberismo, l’attrazione del “Centro” come spazio politico sicuro e non troppo impegnativo, il malinteso dell’Ulivo e la deriva maggioritaria hanno fatto il resto e siamo arrivati qui.
La cieca sordità che affligge uomini e donne dei partiti della sinistra (?) affiancati e circondati dal centro e dal sotto-sopra non ha le risorse per affrontare il tempo che stiamo vivendo, ma quali altre e altri possono farlo? Nessuna e nessuno da sole/i, e “soli” vuol dire senza coloro che giorno dopo giorno affrontano difficoltà, grandi e piccole, ma non si sottraggono al destino dell’umanità comune e sociale.
Per tornare ad amministratorƐ e amministratƐ e all’elezione diretta del sindaco gli oltre trent’anni di esperienza mostrano come il frutto più tossico di questa scelta sia il leaderismo, negazione del collettivo come sistema di scelte politiche condivise sia nel processo di costruzione sia nella loro attuazione.
È, o dovrebbe essere sotto gli occhi di tuttƐ, lo svuotamento di potere (elaborazione e decisione) delle assemblee elettive, Consigli Comunali e Regionali, Parlamento siciliano, Camera e Senato, e così anche di Assemblee e Congressi di Partiti e Movimenti, eppure, anziché invertire la marcia per evitare lo schianto, si litiga per decidere chi “deve fare il/la Presidente del Consiglio”.
Tra le tante analisi sulla crisi della Sinistra e sull’astensionismo, quasi nessuno pone la questione del mancato riconoscimento e accoglimento del contributo del Femminismo, delle sue analisi, delle sue proposte, della sua prassi e azione politica, ma questa questione merita ben altra attenzione, tempo e fatica.
MoltƐ AmministratorƐ, soprattutto giovanƐ, lamentano di non avere abbastanza supporto “formativo”, mi permetto di suggerire la lettura di “Le parole per il cambiamento” scaricabile gratuitamente dal sito del Forum Disuguaglianze Diversità, ottimo punto dal quale partire per una epifania generativa.
Caltanissetta 16 settembre 2026
Loredana Rosa

